Cosa sono le criptovalute? Come funzionano le criptovalute? Come guadagnare con le criptovalute? Quali sono le criptovalute più importanti? Come conservare le criptovalute? In quest’articolo ci occuperemo di fornirvi tutte le risposte a queste domande che sempre più persone si pongono e non solo i trader esperti. Del resto, la popolarità delle criptovalute è esplosa grazie alle performance che il Bitcoin, la prima criptovaluta come oggi le conosciamo nata nel 2009, ha fatto registrare. Con una cavalcata costante del proprio prezzo che è arrivata a sfiorare i 20mila dollari a metà dicembre per poi iniziare a scendere fino a dimezzare di prezzo. E anche oltre.

Primi esempi di criptovalute ci sono già state a cavallo tra la seconda metà anni ‘90 ed inizio 2000 in Usa e Cina. Ma furono bloccate da questi Paesi e ritenuti qualcosa di illegale e lesivo per l’economia “ufficiale”. Il Bitcoin è invece nato con lo scopo di creare un sistema monetario che sia parallelo a quello tradizionale. Ossia decentralizzato e criptato, dove sono gli utenti dai propri terminali a deciderne emissione e controllo, mentre le transazioni avvengono in maniera crittografata. Quindi mascherando l’identità delle due parti e l’importo. In questo modo si tagliano fuori poteri centrali come governi e banche.

Ma la vera rivoluzione del Bitcoin è il sistema su cui poggia: la Blockchain. Infatti, alcune criptovalute hanno implementato la Blockchain creando innovazioni molto interessanti. Si pensi ad Ethereum, che consente la creazione di smart contracts, contratti digitali applicabili ad ogni settore commerciale. Ma utile anche per altri scopi come ad esempio i sistemi elettorali. O si pensi a Ripple, criptovaluta che ha creato un sistema grazie al quale è possibile inviare e ricevere denaro tra due valute molto diverse. Senza dover passare per il Dollaro come avviene nei sistemi bancari tradizionali. In questo modo, non occorrerà sottostare alle oscillazioni del Dollaro e peraltro le commissioni sono basse. Infatti già una ventina di banche, tra le quali alcune di importanza internazionale, hanno adottato Ripple.

Il Bitcoin ha dato il via a tutta una serie di criptovalute, ad oggi quasi mille. Sebbene solo una dozzina o poco più, poggino su progetti seri e siano una buona possibilità di investimento. Alcune criptovalute tra queste, peraltro, come Litecoin o Bitcoin Cash, sono Fork nati dal Bitcoin stesso. Il Fork si consuma quando una parte del team di sviluppatori di una criptovaluta decide di uscire dal progetto poiché in rotta con la maggioranza. Occorre poi distinguere dal Fork l’Hard Fork, quando la nuova criptovaluta ha un sistema autonomo e del tutto indipendente dalla criptovaluta d’origine.

Fatta questa sintetica premessa, torniamo alle domande dell’incipit. Partendo proprio da cosa sono le criptovalute e come funzionano.

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Criptovalute cosa sono

Cosa sono le criptovalute? Le criptovalute sono un bene di tipo digitale che viene utilizzato come modalità di scambio attraverso la crittografia per rendere sicure le transazioni e controllare la creazione di nuova valuta. Di qui il suffisso “cripto” dinanzi a valute. Pertanto, si può dire che le criptovalute siano un mezzo di scambio simile alle classiche monete FIAT (Euro, USD, Yen, Rublo) ma ideate con lo scopo di scambiare informazioni digitali attraverso un processo che è stato reso possibile da alcuni principi della crittografia. A sua volta, lo scopo della crittografia è quello di proteggere le transazioni e controllare la creazione di nuove monete. Le criptovalute quindi garantiscono una certa privacy tra le parti di una transazione.

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Criptovalute come funzionano

Come funzionano le criptovalute? Abbiamo prima accennato alla loro natura decentralizzata. A differenza della modalità classica di fare banca, in maniera completamente “centralizzata”, le criptovalute non prevedono una autorità centrale che controlli la moneta (il loro conio ed emissione); come ad esempio la Banca centrale europea o la Federal reserve americana. La creazione di criptovalute avviene tramite l’operatività degli utenti e solitamente per ogni criptovaluta è stabilito un tetto massimo di token (monete digitali) che saranno emesse. Ad esempio, nel caso del Bitcoin il tetto massimo è di 21 milioni di unità. Alcune criptovalute hanno già messo in circolo tutti i loro token previsti, altri lo fanno gradualmente.

Ogni criptovaluta funziona in modo peculiare, sebbene la maggior parte di esse sono derivate da uno dei due protocolli: Proof-of-work oppure proof-of-quota. Tutte funzionano grazie ad una comunità di “miners” (letteralmente traducibile in minatori) che fanno parte della rete di persone che hanno adibito i loro computer o macchine ASIC a partecipare alla validazione ed elaborazione delle migliaia di transazioni al secondo. Nel caso del Bitcoin, però, i blocchi sono più lenti e viene richiesto il pagamento di una commissione.

Come vedremo, però, il mining di criptovalute non è una operazione semplice. Dato che prevede dispositivi informatici ben attrezzati ed un alto consumo di corrente elettrica. Di fatto, nel caso del Bitcoin, sono nati dei mining pool. Vale a dire, monopoli di mining, per opera di società che si sono trasferite nei Paesi dove la corrente elettrica costa meno (est Europa o Asia). Nel caso del Bitcoin, più ci si avvicinerà alla fatidica cifra dei 21 milioni, più sarà complicato minarli.

Buona parte delle criptovalute utilizza comunque lo schema proof-of-work per la salvaguardia alla contraffazione digitale. Esse utilizzano tecnologie di tipo peer-to-peer (p2p) su reti i cui nodi sono computer di utenti disseminati in tutto il globo. Su questi computer vengono eseguiti appositi programmi che svolgono funzioni di portamonete. Queste proprietà uniche nel loro genere, non possono essere esplicate dai sistemi di pagamento tradizionale.

Ad oggi si contano oltre 30 diverse specifiche e protocolli per lo più simili o derivate dal Bitcoin. Alcuni stati, tra cui il Giappone, hanno riconosciuto al Bitcoin corso legale, e dunque in questi stati può essere usato legalmente al posto della valuta locale. Rispetto a quanto avviene con le valute ordinarie gestite dagli istituti finanziari o tenute come contante, le criptomonete sono meno suscettibili a confische da parte delle forze dell’ordine. Nei rari casi in cui ciò è avvenuto, comunque, sono state smascherate operazioni illecite come il finanziamento ad organizzazioni terroristiche, compravendita di armi o riciclaggio di denaro sporco.

Sebbene la privacy sia garantita da tutte le criptovalute, essa può cambiare di livello. Ci sono infatti criptovalute che garantiscono quella totale, come Monero, Dash o Zcash. Non a caso già bollate di fomentare attività illegali e rese fuori legge da Cina e Russia nell’ottobre 2017.

Blockchain cos’è e come funziona

Ma come anticipato, la vera rivoluzione del Bitcoin e delle criptovalute venute dopo, è il sistema Blockchain. Comprendendo il funzionamento della Blockchain si può anche comprendere quello delle criptovalute. La blockchain (traducibile in catena di blocchi) è una lista in continua crescita di record, chiamati blocks, che sono collegati tra loro e resi sicuri mediante l’uso della crittografia. Ogni blocco della catena contiene un puntatore hash come collegamento al blocco precedente, un timestamp e i dati della transazione.

Blockchain è dunque un registro di tipo aperto e distribuito che può registrare le transazioni tra due parti in modo efficiente, verificabile e permanente. Sfrutta una rete di tipo peer-to-peer che si collega ad un protocollo per la convalida dei nuovi blocks.

Una volta che vengono registrati, i dati in un blocco non possono essere retroattivamente alterati senza che vengano modificati tutti i blocchi successivi ad esso. Per fare ciò, si necessita del consenso della maggioranza della rete.

Il primo blockchain è stato ideato da Satoshi Nakamoto e pubblicato nel 2008. Uno pseudonimo dietro cui si nasconde il suo autore e quello del Bitcoin. Ancora oggi, l’identità di Satoshi Nakamoto non è conosciuta, sebbene siano state avanzate una miriade di possibilità. C’è però anche chi ipotizza che Nakamoto celi un team di persone, data la complessità di questa tecnologia che difficilmente può essere ideata da una sola testa. Per quanto geniale. Fu implementato lnel 2009 come componente fondamentale della valuta – bitcoin – dove viene applicato come un vero e proprio libro contabile per tutte le transazioni.

Grazie al blockchain, il bitcoin è diventato di fatto la prima valuta digitale che risolve il problema della doppia spesa senza l’utilizzo di un server centrale o di un’autorità.

Occorre comunque ricordare che i primi esperimenti di Blockchain risalgono a ben prima. Correva l’anno 1991 quando Stuart Haber e W.Scott Stornetta pubblicavano un primo modello. L’anno seguente, Bayer, Haber e Stornetta incorporarono i Merkle tree al blockchain come miglioramento dell’efficienza per poter raccogliere più documenti in un unico blocco. Diciamo che però da allora non si sono registrati altri passi in avanti. Almeno fino al 2008 appunto. Mentre per gli anni postumi il lancio del Blockchain, nel 2014 la dimensione del blockchain del bitcoin era di circa 20 gigabyte. Mentre tre anni dopo sono arrivati alla dimensione di 144,74 gigabyte.

Nel 2014 si iniziò ad usare il termine “Blockchain 2.0” per riferirsi alla nuova versione distribuita di blockchain. In cosa cambiava? Consentiva lo scambio di valute senza l’intermediazione di organizzazioni che muovono i soldi. Lo scopo è quello di consentire a quanti sono esclusi dall’attuale monetizzazione di poter entrare in possesso di un deposito monetario affidabile e sicuro con la possibilità di proteggere la privacy e monetizzare le proprie informazioni. Quindi, tradotto in soldoni, avrebbe lo scopo di combattere e risolvere le disuguaglianze sociali ancora persistenti sulla Terra. E che la globalizzazione ha finito per accentuare, anziché ridurre. Come professavano i suoi fautori. Quindi si vorrebbe realizzare una sorta di marxismo digitale, con una redistribuzione delle ricchezze più equa.

Tra i metodi di sicurezza del blockchain abbiamo anche la crittografia a chiave pubblica. Quest’ultima è un indirizzo su blockchain ed i token di valore inviati nella rete vengono registrati come appartenenti a questo indirizzo. La chiave privata, invece, è come una password che consente all’utente che la possiede di accedere alle proprie risorse digitali o di interagire con le varie funzionalità di blockchain.

Ogni nodo o miner nel sistema decentralizzato ha una copia del blockchain, difatti, la data quality è mantenuta grazie ad una massiva replicazione del database. Non esiste nessuna copia ufficiale centralizzata e nessun utente è più credibile di altri, tutti sono allo stesso livello di credenziali. I nodi miners (ovvero gli utenti), dopo aver verificato l’intero blockchain, validano le nuove transazioni, le aggiungono al blocco che stanno costruendo e, una volta completato il blocco, lo trasmettono agli altri nodi della rete.

Mining di criptovalute cos’è

Cos’è il mining di criptovalute? Un nodo, dopo aver verificato l’intero blockchain, raccoglie/colleziona le nuove transazioni generate ancora non validate e indica/suggerisce alla rete quale dovrebbe essere il nuovo blocco. I computer usano la funzione crittografica di hash per stimare l’output fino a che non risulta inferiore al valore di target (valore dato dal campo ‘bits’ nell’header del blocco). Il primo nodo che risolve il blocco, lo trasmette nella rete dove viene accettato come blocco successivo nella catena.

Sia X la funzione di hash fissata della rete e si consideri x come le transazioni pendenti e n rappresenta il valore di nonce. L’hash di output inizierà con degli zero e dovrà essere inferiore al valore di target, il problema ora è determinare il valore del nonce per far si che questo avvenga. Il numero degli zeri all’inizio dell’output sta ad indicare la difficoltà per risolvere il blocco. La difficoltà è dovuta al fatto che la funzione crittografica di hash genera numeri randomici, difatti, la variazione anche di un solo bit nell’input della funzione porta ad un output completamente differente rispetto a quello calcolato senza la variazione. E ciò ne rende impossibile la predizione.

Una volta risolto il blocco, il suo hash, come un’impronta digitale, lo rappresenta in maniera univoca ed è utilizzato pure come riferimento al blocco precedente. Successivamente alla risoluzione del blocco, la rete automaticamente aggiusta il valore di target.

Tutto il processo di validazione dei blocchi è appunto chiamato Mining. E coloro preposti a questo processo sono detti miners. Proprio minatori, come quelli che un tempo, armati di piccone e di casco con un faretto sulla fronte, lavoravano nelle miniere per ore e ore. Diversi nodi possono anche validare più blocchi contemporaneamente, portando così ad una biforcazione della catena. Così facendo, i Miners lavorano al fine di validare i blocchi su entrambe le biforcazione della catena. Tuttavia non appena in una delle due viene validato ed aggiunto un nuovo blocco, tutti i miners che lavoravano sull’altra si spostano su quella a cui è stato aggiunto un blocco nuovo. Trasformando così il blocco abbandonato in una blocco orfano. Ciò succede in quanto lo scopo del minatore digitale è proprio quello di lavorare per estendere la catena in lunghezza.

Criptovalute più importanti

Quali sono le criptovalute più importanti? Detto di cosa sono e come funzionano le criptovalute, vediamo quali sono le principali.

Bitcoin

Inevitabile non partire dalla prima criptovaluta: il Bitcoin. Del Bitcoin abbiamo già detto tanto fino ad ora, dato che incarna le caratteristiche fin’ora enunciate delle monete digitali. Un po’ più difficile dire chi si nasconda dietro il suo fondatore Satoshi Nakamoto. Tanti, troppi, sono stati i nomi avanzati in questi anni. Specie tra il 2012 e il 2014, poi l’attenzione verso di lui è andata scemando. Ecco una breve carrellata: Michael Clear, laureato in crittografia al Trinity College; Vili Lehdonvirta, ex sviluppatore di giochi finlandese (ma anche sociologo ed economista); Neal King, Vladimir Oksman e Charles Bry; Martii Malmi, uno sviluppatore finlandese, poiché egli si è occupato del Bitcoin sin dagli inizi realizzando peraltro anche l’interfaccia utente del sistema; Jed McCaleb, un americano che ama la cultura giapponese al punto da risiedervi, ma soprattutto fautore dell’Exchange MtGox poi fallito dopo un pesante attacco Hacker; Donal O’Mahony e Michael Peirce, poiché redassero un elaborato sui pagamenti digitali nelle piattaforme e-commerce. Shinichi Mochizuki, matematico giapponese; Dustin D. Trammell, un ricercatore di sicurezza che lavora in Texas; Ross William Ulbricht; Nick Szabo, ancor prima della nascita del Bitcoin appassionato di criptovalute decentralizzate, arrivando anche a pubblicare un articolo su “bit gold”.

Il Newsweek si è spinto anche oltre, asserendo in un articolo del 2014 che Satoshi Nakamoto non sia uno pseudonimo, ma proprio il suo vero nome. Si tratterebbe di un uomo di 64 anni, di origini per metà americane e metà giapponesi. È una persona che ha come hobby quello di collezionare modellini di treni e una carriera avvolta nella segretezza, avendo svolto lavori per le grandi società e l’esercito americano. Ma il fatto che Satoshi Nakamoto sia uno pseudonimo, lo dimostrerebbe anche la traduzione del nome stesso nella lingua nipponica: “satoshi” significa “un pensiero chiaro, veloce e saggio”. “Naka” potrebbe significare “medium”, “dentro” o “relazione”. “Moto”, invece, sta per “origine” o “fondamento”. Pertanto, il suo nome potrebbe significare “L’origine di un pensiero saggio” o qualcosa di simile. Del resto, il Bitcoin lo è stato, eccome.

Tornando alla natura del Bitcoin, se è nato come moneta digitale per effettuare pagamenti non usando più le valute tradizionali, oggi questa criptomoneta ha assunto più il carattere di asset su cui investire. Non a caso, già diverse piattaforme di pagamento virtuale hanno deciso di dismettere il suo utilizzo. Ultimo caso quello di Stripe, piattaforma che vanta tra i suoi clienti catene di negozi come Target, servizi privati di trasporto come Lyft, aziende di consegna prodotti a domicilio quali Deliveroo, e ha stretto accordi con Twitter e Facebook. Un’azienda molto popolare in America e dalle discrete prospettive di crescita. In realtà, dal 2014 Stripe aveva introdotto a possibilità di accettare transazioni in bitcoin. In questi giorni però ha pubblicato un post sul proprio sito ufficiale in cui annuncia di rinunciare alla criptovaluta e il motivo. In pratica, la società per le transazioni online ritiene che ormai il Bitcoin nell’ultimo anno o due, abbia raggiunto più il connotato di asset su cui fare trading, perdendo la sua natura di mezzo di scambio. Operare col Bitcoin, scrive Stripe sulla sua pagina ufficiale, è diventato molto costoso dato che le commissioni sono cresciute moltissimo. Inoltre, sottolinea come i tempi di conferma delle transazioni siano aumentati significativamente.

Ma Stripe non è stato l’unico caso. Nel dicembre 2017 Steam, piattaforma di videogame online, ha rinunciato a bitcoin come mezzo di pagamento a causa della sua volatilità e delle commissioni alte; praticamente aumentate di dieci volte, essendo passate da 0,20 a 20 dollari rispetto agli inizi. Ad inizio gennaio 2018 anche il colosso Microsoft aveva sospeso i pagamenti in bitcoin per l’acquisto di giochi e app online sempre in ragione della volatilità della moneta. Tuttavia, dopo qualche giorno, ha comunicato di accettare di nuovo la valuta digitale, che aveva adottato nel 2014. Ma è un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Sempre ad inizio 2018, la North American Bitcoin Conference a Miami ha comunicato, negli ultimi giorni di vendita dei biglietti, di chiudere i pagamenti in bitcoin a causa delle difficoltà burocratiche nella gestione dei pagamenti.

Perchè Bitcoin è diventato un asset così importante? In quanto, come accennato in precedenza, ha raggiunto quote elevatissime nel corso del 2017. Culminate sui quasi 20mila dollari a metà dicembre 2017. Per poi registrare una lenta caduta. Come ritiene il Guru del trading, Warren Buffet, che di fatti dice di tenersene lontano, il valore del Bitcoin è dato dalla speculazione dei trader e non è intrinseco. Come accade per l’oro, altro asset da cui si tiene lontano. Quindi, detta in parole povere, è pura fuffa che presto si sfiaterà.

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Ethereum

Tra le criptovalute principali occorre citare obbligatoriamente come seconda Ethereum, giacché lo è ormai saldamente da tempo anche nella classifica per volume di capitalizzazione delle criptovalute. Ethereum è una piattaforma del web 3.0, per la pubblicazione di contratti intelligenti (i succitati smart contract), creati attraverso un linguaggio di programmazione. E’ di tipo decentralizzato, gestisce i contratti in maniera intelligente: le applicazioni vengono infatti eseguite esattamente come programmato, senza alcuna possibilità di inattività, censura, frode o interferenze di terzi. Tali applicazioni vengono eseguite su un blockchain su misura.

Ethereum è nata da una ICO (acronimo di Initial coin offering; una raccolta fondi per lanciare progetti, quella che in genere viene chiamata “crowdfunded”, sebbene rispetto ad essa non sia regolamentata, quindi si rischia di più) nel mese di agosto 2014 da parte della Fondazione Ethereum. Un’organizzazione no-profit svizzera lanciata dal giovane russo Vitalik Buterin e altri appassionati di criptovalute. Successivamente, per autofinanziare il progetto, è stata ideata Ether, la moneta digitale dell’ecosistema Ethereum.

La prima versione sul web è approdata il 30 Luglio 2015. Offre grandi potenzialità di utilizzo e la possibilità a chiunque di farci ciò che ha sempre sognato. Ethereum viene sostenuta da migliaia di computer sparsi per il mondo. Nessun utente ha il potere o la possibilità di modificar o di fermare un processo o un programma avviato sulla piattaforma. Il sistema si regola da solo, senza interventi esterni.

Ad ideare Ethereum è stato Vitalik Buterin, giovane russo trasferitosi però in Canada quando aveva quasi 6 anni insieme alla famiglia. Buterin a soli 17 anni aveva fondato un Magazine che trattava di criptovalute insieme ad un amico, mentre a 19, comunica ai genitori la volontà di lasciare l’Università e di approfondire il discorso sul Bitcoin. Correva l’anno 2013 quando la criptovaluta era roba solo per Nerd e lontana dalla popolarità di oggi. Buterin partecipò così a varie riunioni e seminari, conoscendo anche l’imprenditore Anthony Di Iorio. Egli però aveva fin da subito pensato alla sua criptovaluta in modo No-profit, sullo stile di Mozilla. Creò così una Fondazione, Fondazione Ethereum, in Svizzera nel 2014, allo scopo di lanciare una Ico. Un sistema utilizzato per raccogliere fondi per finanziare un progetto, definito “white paper” (quella che in Italia chiamiamo “cambiale in bianco”) per il fatto che indichi solo uno scopo e delle volontà, ma non dia garanzie sulla sua realizzazione. Ethereum diventa quindi realtà anche grazie al fatto che Buterin ottenne una borsa di studio del valore di 100mila dollari per il suo lavoro. Mentre la criptovaluta è stata lanciata a metà 2015 sotto forma di versione beta. Nel giro di tre anni, Ethereum ha raggiunto un valore di 7 miliardi di dollari. Diventando seconda solo al Bitcoin, ma mai incalzata dalle altre.

Molto importante per la sopravvivenza del sogno Ethereum, dato che Buterin si ritrovò con molti debiti e diversi che avevano abbandonato il progetto, fu la creazione di Ether. Quest’ultimo è il sistema di pagamento interno alla piattaforma, al fine di utilizzarla. Ether diventa di fatto un incentivo agli sviluppatori affinché realizzino applicazioni di qualità (del resto il codice fatto male costa di più), mantenendo quindi la rete funzionante nel migliore dei modi.

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Ripple

Giusto chiudere il podio con Ripple, criptovaluta che per qualche settimana ad inizio 2018, è stata predetta come la vera protagonista dell’anno. Calcando quanto fatto dal Bitcoin l’anno precedente. Pur essendo anch’essa una moneta digitale decentralizzata (XRP), come Ethereum il suo nome cela qualcosa di più: ovvero è una rete molto utile per trasferire denaro in valute diverse senza passare necessariamente per il Dollaro come avviene con i sistemi bancari tradizionali.

Anche Ripple funziona con il sistema monetario P2P, vale a dire basata sulla tecnologia peer to peer. Che consente la crittografia delle transazioni. Ripple opera su una piattaforma decentralizzata e su una rete open source. Per il suo sviluppo viene utilizzato l’algoritmo Ripple Consensus per stabilire e registrare le transazioni su un database distribuito sicuro: il Ripple Consensus Ledger (RCL). A causa della sua natura distribuita, l’RCL offre l’immutabilità delle transazioni senza la necessità di un operatore centrale.

Rispetto al Bitcoin, Ripple prevede registri di transazioni chiamati Ledger, che consentono di monitorare gli scambi e completarli nel giro di pochi secondi. Ripple consente pure di scambiare e trasferire denaro tra valute nettamente diverse come detto senza passare per il Dollaro come accadrebbe utilizzando un sistema bancario tradizionale. Inoltre, rispetto a quest’ultimo, non sono previste commissioni alte. Non a caso, sono già diverse le banche che hanno abbracciato questo sistema. Che le rende altamente concorrenziali.

Per queste caratteristiche – centralità della sua gestione nei Laboratori di San Francisco e utilizzo da parte di Banche – Ripple viene ritenuta una criptovaluta anomala. Altra particolarità di Ripple è che il suo funzionamento è basato sulla fiducia rappresentata dai crediti IOU (I Owe You) che rappresentano le valute reali. Ciò che si invia e riceve sono proprio questi crediti che vengono convertiti in denaro “reale” nei cosiddetti gateway Ripple. Tutti i debiti, vale a dire le transazioni, avvengono solo tra soggetti che hanno instaurato un legame di fiducia. XRP è l’unica valuta che circola nella rete Ripple ed è l’unità di misura per lo scambio dei crediti IOU. Quindi, se vogliamo inviare Yen ma abbiamo solo Euro, il destinatario della transazione comprerà i miei IOU in Euro per un tot di Ripple, e venderà IOU in Yen per altri tot Ripple.

Ultima cosa da dire, i Ripple sono stati già creati fino al numero massimo di 100 miliardi e distribuiti solo da OneCoin. Pertanto, questa criptovaluta non prevede la pratica del mining.

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Litecoin

Litecoin è una criptovaluta nata nel 2011 grazie all’idea di un ex dipendente di Google laureato al Mit: Charlie Lee. Ill quale non ha mai nascosto di essersi ispirato proprio al Bitcoin definendolo un’invenzione geniale. Anzi, Litecoin viene definito il primo Fork di Bitcoin.

La sigla è LTC. Una criptovaluta che si basa anch’essa sulla tecnologia crittografata P2P e su un sistema open source.Ssi differisce dal Bitcoin per 4 motivi: ha ridotto il tempo di elaborazione di un blocco, ha aumentato il numero di monete, ha un algoritmo di hash differente e ha una GUI leggermente modificata.

Litecoin ha vissuto un momento di gloria nel 2013, quando il suo valore complessivo è cresciuto in modo esponenziale con un trend quotidiano del 100% ogni giorno. Quell’anno Litecoin ha raggiunto una capitalizzazione azionaria pari a un miliardo. Tanto che autorevoli giornali come Economist, Wall Street Journal, CNBC e il New York Times, l’avevano individuata come alternativa (o addirittura come possibile successore) al Bitcoin. Peccato che poi sia stata una promessa mancata, sebbene si mantenga sempre tra il terzo e il quinto posto per capitalizzazione.

A differenza di Ripple, per Litecoin è invece previsto il Mining. L’incentivo corrisponde a 50 Litecoin ad ogni blocco verificato con successo. Ogni 2,5 minuti il network genera un blocco che si aggiunge agli altri formando la blockchain. Occorre poi aggiungere che il Litecoin è stata una delle prime criptovalute ad adottare la tecnologia “Segregated Witness” (Segwit), fattore che ha esponenzialmente innalzato la velocità di transazione dei blocchi. Il tetto massimo di emissione di Ltc è di 84 milioni.

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Monero

Monero fu lanciata il 18 aprile 2014 con il nome di BitMonero, derivante da Bit (come in Bitcoin) e Monero (in esperanto significa “moneta”). A 5 giorni dal lancio però, il team di sviluppatori abbreviò il nome in Monero.

Fu lanciato come il primo fork della criptovaluta Bytecoin. Dopo qualche settimana dal lancio, è stato sviluppato un miner GPU ottimizzato per la funzione CryptoNight proof-of-work. Nel gennaio 2017, è stato poi adottato l’algoritmo Ring Confidential Transaction, che ha rafforzato la privacy in favore degli utenti. L’algoritmo è stato ideato dallo sviluppatore di Bitcoin Core, Gregory Maxwell.

Monero utilizza lo stesso sistema proof-of-work di Bitcoin, ma è possibile utilizzare tale sistema sui sistemi operativi più diffusi: Windows, Mac, Linux e anche FreeBSD. Rispetto al Bitcoin, Monero è programmato per un numero minore di monete emesse, ovvero, 18,4 milioni, che si esauriranno entro otto anni.

Questa criptovaluta si lascia preferire per la privacy che offre sulle transazioni. Tutto funziona mediante l’algoritmo di firma ad anelli, che ha introdotto uno strato di sicurezza in più, proprio perché non permette di far vedere l’ammontare di una transazione ad una persona terza. Le transazioni RingCT vengono abilitate di default e non serve applicare qualche impostazione aggiuntiva.

La privacy Monero funziona così:

• Le firme degli anelli criptano l’indirizzo di invio

• RingCT nasconde l’importo della transazione (resa obbligatoria entro la fine del 2017)

• Gli indirizzi stealth nascondono l’indirizzo di ricezione della transazione

Monero è resa sicura tramite schema “Proof of Work”, con un algoritmo di mining che può essere eseguito su miliardi di dispositivi. Inoltre, questa moneta digitale può essere translata su tutti i computer, anche quelli normali. Grazie alla tecnologia CryptoNight Proof of Work (conosciuta anche con l’acronimo PoW). Mettendo in pratica quindi davvero l’idea di Nakamoto. E’ dotata altresì di alta scalabilità, non prevedendo infatti al suo interno una dimensione massima per la dimensione dei blocchi. Il sistema però prevede al contempo un meccanismo di penalizzazione, al fine di evitare che si verifichi un aumento dei blocchi troppo eccessivo.

Per quanto concerne le commissioni, il sistema prevede che più il suo utilizzo aumenterà nel tempo, più le commissioni per ogni transazione eseguita andranno a diminuire.

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NEM

NEM è stata lanciata ad inizio 2015, sebbene sia stata realizzata l’anno prima da un utente del forum Bitcoin Talk: UtopianFuture. La prima versione “Alpha” di NEM fu così rilasciata nel giugno del 2014, mentre la versione Beta fu annunciata qualche mese dopo.e vanta il fatto di essere una delle poche criptomonete usate dalle banche. Un primato che spetta anche a Ripple. NEM è acronimo di New Economy Movement e si prefigge lo scopo di combattere le disuguaglianze economiche nel Mondo.

NEM ha introdotto un nuovo meccanismo di consenso denominato Proof of Importance (PoI), progettato per premiare il contributo degli utenti alla comunità NEM. È basata semplicemente su un meccanismo proof-of-stake. Quest’ultimo poggia su 3 colonne portanti:

1. trasferimenti netti: quanto è stato «speso» negli ultimi 30 giorni, con le transazioni più recenti valutate di più

2. importo disponibile di XEM (che sarebbe il codice di valuta del NEM)

3. nodi cluster: gli account che fanno parte di cluster di attività interconnessi, i quali sono valutati un po’ di più rispetto agli outlier o agli hub (i quali collegano tra loro solo i cluster ma non fanno parte di essi).

NEM prevede altresì un innovativo metodo di protezione contro i potenziali coefficienti di cluster. Il progetto è in costante evoluzione, con continui aggiornamenti. La sua Blockchain è altamente innovativa, in quanto disincentiva l’accumulo di token in poche mani attraverso un meccanismo di punteggi. Inoltre cerca di ovviare ai tempi di realizzazione delle biforcazioni, in quanto negli altri sistemi ognuno può creare dei blocchi. Invece esso ha introdotto il concetto di “raccoglitore”: gni creatore di blocchi guadagna così da tutte le commissioni per le transazioni associate.

La criptovaluta NEM ha però subito un duro colpo dal fatto che l’Exchange Coincheck, tra i primi tre in Giappone, abbia subito un durissimo attacco Hacker il 26 gennaio 2018 che ha determinato la più grave rapina di criptovalute della storia. Vale a dire il furto di oltre 523 milioni di token NEM, corrispondenti a 340 milioni di Euro, in Yen si stima sia di circa 58 miliardi, poco più di 530 milioni di dollari. NEM è dopo il Bitcoin la criptovaluta più popolare in Giappone. Nel pomeriggio stesso di venerdì 26 gennaio, le contrattazioni del NEM sono state bloccate facendo crollare il valore della criptovaluta di circa il 20%. Ma la ripercussione negativa ha riguardato tutte le criptovalute: il sito che si occupa di “misurare” le performance delle criptovalute, CoinMarketCap, ha infatti registrato un crollo del valore di capitalizzazione delle criptovalute di circa il 10% subito dopo l’annuncio ufficiale del furto.

Coincheck si è comunque impegnato a rimborsare i clienti frodati (260mila), a implementare il proprio sistema di sicurezza e a tracciare gli XEM rubati per scoprire un loro utilizzo.

Bitcoin Cash

La storia di questa criptovaluta è iniziata il 20 luglio 2017, quando la comunità Bitcoin ha votato sulla proposta di miglioramento del bitcoin (BIP) 91. Al fine di attivare l’algoritmo Segregated Witness (SegWit) il primo agosto 2017 tramite un soft-fork.

Tuttavia, alcuni membri della comunità bitcoin hanno ritenuto che l’adozione del BIP 91, senza al contempo aumentare il limite di dimensioni di blocco, avrebbe solo di fatto rimandato la risoluzione del problema reale del Bitcoin: la lentezza con la quale si confermano le transazioni.La votazione si è chiusa con il 97% di voti a favore della proposta, con il dissidente 3% che ha quindi espresso la sua intenzione di implementare un hard-fork della criptovaluta Bitcoin, chiamandola Bitcoin Cash il primo agosto 2017. Ereditando altresì la cronologia delle transazioni della valuta bitcoin in quella data, ma le successive transazioni (dopo il fork) sarebbero poi diventate separate. Quindi, al primo agosto 2017, chi possedeva bitcoin avrebbe posseduto pure bitcoin cash.

La principale caratteristica di Bitcoin Cash sono le dimensioni di blocco a 8 MB, rendendolo di fatto incompatibile con la Blockchain dei BTC.

Altro fattore che ha determinato la nascita di Bitcoin Cash è stato l’aumento delle commissioni per traslare bitcoin, giunti a 83 centesimi ad operazione. Tali commissioni non sono in realtà obbligatorie, ma servono facoltativamente al fine di velocizzare una transazione.

Sebbene si temesse che Bitcoin e Bitcoin Cash si corrodessero valore a vicenda, alla fine non solo Bitcoin ha proseguito la propria corsa, ma Bitcoin Cash si è attestato subito nella Top 10 per capitalizzazione. A volte anche finendo al terzo posto.

Quotazione Bitcoin Cash BCH in tempo reale

Neo

La criptovaluta Neo è nata nel 2014 ma si è del tutto rinnovata nel corso del mese di giugno 2017, rivoluzionando in parte pure il concetto di criptovaluta stessa e del tipo di transizioni che si possono svolgere via web. Lanciata inizialmente col nome di Antshares, ha avuto inizialmente diverse problematiche. Le quali hanno rallentato il suo successo e la sua principale ambizione di voler essere la vera anti-Bitcoin. Ruolo che ha da tempo Ethereum, criptovaluta con cui si somiglia molto e ciò creò non poca confusione in chi voleva sfruttarne il potenziale.

Tuttavia, come detto, nel mese di giugno 2017, Antshares è stata rinnovata cambiando anche nome. Il quale prende spunto dal termine greco che significa novità. E NEO ne presenta varie. Un esempio su tutti è la sua blockchain, un sistema in grado di supportare un numero di transizioni ed utenti praticamente il doppio rispetto a quelli previsti da Ethereum. La catena, inoltre, è stata realizzata in modo tale che questa possa supportare diversi linguaggi di programmazione per la decodificazione dei diversi blocchi.

Java, Go e Solidity sono solo alcuni dei diversi linguaggi informatici che potranno essere adoperati per utilizzare il suo ecosistema, mentre le diverse operazioni possono anche essere rese invisibili, o per meglio dire bloccate. Si pensi all’indirizzo di provenienza e quello di destinazione che caratterizzano le transazioni eseguite. NEO si rende innovativa anche al cospetto di Ethereum, in quanto sebbene prevede come quest’ultima la nascita di smart contracts, presenta il vantaggio di sfruttare il linguaggio Java, GO e Python. Mentre Ethereum solo il linguaggio Solidity. Il che potrebbe attirare più sviluppatori ed investitori.

EOS

EOS è una criptovaluta nata a metà 2017, basata su un nuovo tipo di blockchain che supporta grandi volumi di transazioni al secondo e non prevede commissioni. La piattaforma EOS è in grado di fornire agli sviluppatori servizi già pronti come database, autenticazione, comunicazione per semplificare lo sviluppo di nuove App. Quindi, come Ripple, Ethereum o NEO, va oltre l’essere una moneta digitale. Ma è un ecosistema che si presta a più utilizzi.

Tra le caratteristiche principali di EOS, occorre annoverare una funzione di sicurezza in grado di bloccare le transazioni in caso di furto di token nei wallet. Alla base di EOS c’è un solido team guidato dal CEO Daniel Larimer, già noto per aver ideato il concetto di DAO e dell’algoritmo di consenso Delegated Proof of Stake (DpoS). Il primo, acronimo di Data Access Object, è un pattern architetturale per la gestione della persistenza. Il secondo è un algoritmo di consenso che funziona come un qualsiasi altro algoritmo ma risulta essere più robusto e sicuro.

Anche questa criptovaluta non può essere minata, ma sarà distribuita nell’arco di 341 giorni nella quantità massima di 1 miliardo di token e in 3 volte. La prima distribuzione si è già consumata nel 2017.

Stellar Lumens

Concludiamo questa carrellata di principali criptovalute con Stellar Lumens. Il suo nome è composto da Stellar, piattaforma basata su tecnologia blockchain che serve a mettere in contatto banche, sistemi di pagamento e persone; e da Lumens, le criptovalute offerte da Stellar.

Il network Stellar è decentralizzato e offre software, strumenti e documentazione necessaria a chi vuole implementare la propria tecnologia (come fatto già in precedenza da Deloitte, Parkway e Tempo Money Transfer). Le transazioni in Lumen sono molto veloci e durano l’arco di qualche secondo.

La criptovaluta Lumen è stata lanciata tramite una ICO nel 2014 con il nome di Stellar. L’anno seguente, dopo l’aggiornamento completo del network, è stato scelto il nome di Lumen, per non confondere il token dal network stesso.

Le commissioni previste da Stellar Lumens sono da considerarsi un deterrente per lo spam e non vengono intascate. Il sistema le raccoglie e poi le ridistribuisce nei periodi di inflazione. Ogni anno si aggiungono nuovi Lumen al network per l’1% sul totale ed i possessori del token possono decidere dove investire le commissioni derivanti da questo incremento annuale mediante votazione.

Come fare trading criptovalute

Per fare trading di criptovalute occorre affidarsi piattaforme per il trading online che siano regolamentate. Ciò vi metterà a riparo da truffe che sono all’ordine del giorno. Diffidate da quelle piattaforme che vi promettono facili guadagni basati su fantomatici software di trading automatico.

Oltre a mettersi in queste buone mani, consigliamo di utilizzare i CFD per fare trading di criptovalute. Acronimo di Contract for Difference, in italiano Contratti per differenza, rispecchiano in maniera fedele il valore di un asset, senza obbligare il trader ad acquistarlo direttamente.

Ancora, un Broker oltre ad avere regolare licenza deve garantire tutta una serie di servizi appannaggio degli utenti:

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Quali sono i iigliori Broker per trading criptovalute? Ci sentiamo di suggerirvi i seguenti, che corrispondono alle caratteristiche suddette:

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CFDs sono strumenti finanziari complessi e comportano un alto rischio di perdita di denaro rapidamente a causa della leva. Tra il 67-89% dei trader retail perdono soldi facendo trading CFD. Prima di fare trading cerca di capire come funzionano i CFD ed i rischi che comportano.

Dato che nessun investimento è a rischio zero e che le criptovalute sono un asset altamente volatile, il consiglio è di formarvi ed informarvi per bene prima di fare trading con le criptovalute.

Utilizzo di Exchange

Gli exchange di criptovalute sono un sistema virtuale e digitale di cambio valute e funziona proprio come quello tradizionale. Con l’unica differenza che tratta anche le monete digitali oltre alle valute tradizionali ed è completamente digitale. Prevede anche un wallet al suo interno, sebbene sconsigliamo di conservare le criptovalute sui wallet degli Exchange in quanto essendo essi gestiti da società private, rischiano di fallire e ciò è pericoloso. Inoltre, come vedremo, gli Exchange sono esposti a rischio costante di attacchi Hacker. Meglio dunque utilizzare wallet esterni. Poi vedremo quali.

Come funzionano gli Exchange di criptovalute? Essi applicanodelle commissioni di transazione che possono essere diverse a seconda del sito scelto. Gli exchange di criptovalute prevedono anche importanti misure di sicurezza conto gli attacchi Hacker. Sebbene, dato che questi ultimi si aggiornano continuamente, spesso finiscono per essere inutili. Le misure di sicurezza adottate solitamente dagli Exchange di criptovalute sono:

  • login con doppio fattore (inviando documenti d’identità)
  • alert via sms
  • e-mail criptate e protette

In questi anni, sono diversi i furti di criptovalute subiti dagli Exchange. Abbiamo parlato del più pesante della storia: quello subito da Coincheck di criptovalute XEM. Prima di questo furto, il record spettava all’exchange cinese Mt Gox, nel 2014 il maggior exchange di criptovalute, che dichiarò bancarotta portando sul conto 850.000 bitcoin. Per un valore allora pari a 450 milioni di dollari. Che oggi sarebbero oltre nove miliardi di dollari.

MT GOX è un Exchange nato nel 2010 e nel marzo 2011 è stato venduto a Mark Karpeles, ad oggi principale indiziato per la scomparsa dei bitcoin, anche se ancora nessuna prova a suo carico è stata trovata. In realtà, l’Exchange ha sempre patito dei problemi di sicurezza: di fatto, il furto di Bitcoin è avvenuto un po’ alla volta. Inoltre, si tratterebbe del secondo attacco subito da Mt.Gox, dopo quello del giugno 2011 con un furto di $ 8,75 milioni.

Tornando ai giorni nostri, nel luglio 2017 è toccato ad una criptovaluta ancora in fase di ICO: Coindash. Gli hackers hanno hackerato il sito web dove Coindash raccoglieva i fondi, creandone uno uguale all’originale. E portandosi così via 7 milioni di Dollari (43mila Ether). Nel 2016 qualcosa di simile è toccata a DAO, anch’essa basata su Ethereum, alla quale sono stati cyberubati circa 50 milioni di Dollari. Il furto ha comportato non solo il fallimento del progetto, ma ha avuto pure conseguenze devastanti per Ethereum, che è stato costretto a fare un hard fork.

Bitfinex ha invece subito nel 2014 il furto di 120mila bitcoin, che allepoca corrisposero ad un danno pari a 72 milioni di dollari. Bitfinex ha ammesso la violazione solo 2 anni dopo: il 2 agosto 2016. Bitfinex ha distribuito token BFX ai clienti per ricambiarli della loro perdita. Inoltre, il 2 agosto 2016 Bitfinex ha offerto una ricompensa del 5% di recupero e per le informazioni che hanno portato al recupero dei Bitcoin rubati dagli hacker. Il mese seguente la società ha poi annunciato di aver riacquistato oltre l’1% dei token BFX per rimborsare i clienti per le perdite.

Sempre quell’anno è toccato alla banca canadese Flexcoin, il cui danno subito ammonta a 896 bitcoin, circa 600 mila dollari con la valutazione dell’epoca. Il danno è stato fortunatamente limitato grazie al fatto che Flexcoin detenesse le criptovalute in uno storage a parte, dietro pagamento del 5% di tassa.

Altri casi di minore entità hanno riguardato, tra il 2013 e il 2014, gli Exchange Bitcoinc, Inputs.io e MyBitcoin.

Quali sono dunque i migliori Exchange di criptovalute? A nostro avviso i seguenti:

  • Livecoin
  • Coinbase
  • Bittrex
  • Kraken
  • Changelly
  • Gemini
  • Cryptopia
  • Poloniex
  • Bitfinex
  • Spectrocoin

Come conservare criptovalute

Come conservare le criptovalute? Dove conservare le criptovalute? Dopo aver acquistato le nostre belle criptovalute, dobbiamo conservarle in un portafoglio digitale. Chiamato appunto in gergo Wallet. Di seguito vi indichiamo i migliori per genere, dato che esistono quelli online, offline, per dispositivi mobili o Pc:

Migliori wallet per smartphone Android

  • Coinbase
  • Bitcoin Wallet
  • Blockchain
  • Mycelium
  • Breadwallet
  • Airbitz
  • GreenBits
  • Spectrocoin

Migliori wallet per iPhone

  • Breadwallet
  • Airbitz

Migliori Wallet per Pc

  • Bitcoin Core
  • Armory
  • Electrum
  • Exodus

Migliori Wallet online

  • Coinbase
  • Bitcoin Wallet
  • Blockchain
  • Xapo

Migliori Wallet per Android, iOS, Pc e web contemporaneamente

  • Copay
  • GreenAddress

Migliori Wallet fisici (pennette)

  • Trezor
  • Ledger Nano S.
  • Keepkey
  • Ledger HW.1

Wallet di carta

Una volta generato e stampato il portafoglio di carta, avremo il nostro indirizzo Bitcoin e la chiave privata associata su un foglio, espressa su due codici QR.