Bitcoin torna sopra $ 40.000 dopo ritorno Musk ed endorsement di Tudor Jones

Il prezzo del Bitcoin è balzato sopra i $ 40.000 lunedì 14 giugno dopo l’endorsement del manager miliardario Paul Tudor Jones, gestore di Hedge fund.

Infatti, Tudor ha detto che crede nel bitcoin tanto che investirebbe “il 5% in oro, il 5% in Bitcoin, il 5% in contanti, il 5% in materie prime ” durante una interivsta alla CNBC.

In realtà, Bitcoin stava già avendo un sussulto rialzista da domenica, quando Elon Musk ha fatto l’ennesima giravolta sul Bitcoin. Affermando che potrebbe di nuovo accettarla come forma di pagamento per la Tesla.

La Regina delle criptovalute ha toccato il suo massimo storico di $ 64.829,14 ad aprile ma ha raggiunto il punto più basso del 2021 di $ 30.000 a maggio, dopo un calo intraday del 30%.

Con l’aumento previsto dell’inflazione l’anno scorso, l’interesse degli investitori istituzionali per Bitcoin come un bene rifugio è cresciuto in modo significativo e ha alimentato la sua più recente corsa rialzista.

In realtà, Tudor Jones aveva già rivelato per la prima volta la scorsa primavera su CNBC che aveva trattenuto “quasi il 2%” dei suoi beni in Bitcoin. Da allora Stanley Druckenmiller, Bill Miller e Ray Dalio sono diventati anche più appassionati di Bitcoin.

Altri importanti endorsement istituzionali sono arrivati da Bny Mellon e State Street, che cercano di offrire servizi crittografici per clienti e importanti istituti finanziari come Blackrock, Morgan Stanley e Goldman Sachs.

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Bitcoin torna a volare grazie a Tudor Jones e al ritorno di Musk

Tudor Jones ha rilevato di vedere il Bitcoin come bene rifugio, al fine di preservare al meglio la sua ricchezza. E sappiamo bene come le criptovalute non restino insensibili alle dichiarazioni. E così, Bitcoin è salito su di altri $ 700 poco dopo i commenti dell’investitore.

Ecco la sua quotazione attuale:

Ma anche Elon Musk ci ha messo di nuovo lo zampino.
I guadagni del weekend sono arrivati dopo che Musk aveva detto domenica scorsa che Tesla riprenderà a consentire le transazioni di Bitcoin “quando ci sarà la conferma di un uso ragionevole (~ 50%) di utilizzo di energia pulita da parte dei miners, con un atteggiamento positivo nei confronti del futuro.”

Ricordiamo che Tesla ha fermato gli acquisti di auto tramite pagamenti in Bitcoin a metà maggio, citando preoccupazioni sull’impatto climatico che essa causerebbe. Sebbene qualcuno gli abbia fatto notare come anche la produzione di auto elettriche produca non poco inquinamento.

Del resto, lo stesso Tudor Jones ha rilevato lunedì di essere preoccupato per l’impatto ambientale provocato dal Bitcoin.

Ricordiamo come il mining di criptovalute richieda enormi quantità di energia per alimentare potenti computer. Basta solo dire che il mining bitcoin bitcoin consuma più energia di interi paesi come la Finlandia e il Belgio. Almeno stando a quanto riferisce l’indice di consumo di elettricità Bitcoin di Cambridge Bitcoin.

In realtà, c’è maggiore diffidenza intorno a quanto sta dicendo Musk sul Bitcoin. Del resto, già centinaia di miliardi di dollari sono stati spazzati via nel mercato delle criptovalute dopo che Musk ha twittato a maggio che avrebbe sospeso il pagamento di Tesla tramite Bitcoin.

Cina e Iran contro il consumo di corrente provocato dal mining

Come parte del suo cravvolgimento su Bitcoin, la regione interna cinese della Mongolia – un importante hub minerario Bitcoin – a tardo-maggio ha proposto punizioni per aziende e individui coinvolti nel mining di Bitcoin.

Il vicepresidente cinese LIU ha detto che è necessario “rompere il mining di Bitcoin e il trading su di esse” per prevenire la “trasmissione dei rischi sociali per gli individi”.

Spostandoci un po’ verso il Medioriente, il governo dell’Iran ha annunciato a maggio un divieto del mining di Bitcoin e altre criptoctovalute fino al 22 settembre.

Decisione presa dopo che i funzionari hanno detto i blackout nella capitale del paese di Teheran e molte altre grandi città sono state in parte causate proprio dal mining di criptovalute.

Ora, forse dietro questa doppia scelta c’è dell’altro. La Cina sta cercando di lanciare una criptovaluta statale, da affiancare alla valuta locale. E forse non vuole che esistano ancora attività “parallele” a quelle volute dal governo centrale.

L’Iran, invece, difficilmente rinuncerà alle criptovalute, poiché il Bitcoin è un ottimo palliativo per aggirare le sanzioni americane. Più che fermare il Bitcoin, probabilmente troverà modo per alimentare di più la corrente elettrica.

Non dimentichiamoci che loro sono molto in avanti col nucleare…

Monero di nuovo sotto accusa

Intanto una criptovaluta che è tornata nell’occhio del ciclone è Monero, dopo che è stato scoperto un wallet gestito da Hacker.

Monero offre una ottima privacy per chi invia denaro e chi la riceve ed è molto utilizzata per le attività illegali e criminali come Dash e Zcash.
“I criminali più esperti utilizzano Monero”, ha affermato Rick Holland, Chief Information Security Officer presso Digital Shadows, una società informatica cyberthreat.

MONERO è stato rilasciato nel 2014 da un consorzio di sviluppatori, molti dei quali hanno scelto di rimanere anonimi. Pure loro. Ma nel White Paper della criptovaluta c’era già scritto tutto: “Privacy e anonimato” sono gli aspetti più importanti di questa valuta digitale.

Il token opera sul proprio blockchain, che nasconde praticamente tutti i dettagli della transazione. L’identità del mittente e del destinatario, così come l’importo della transazione stessa.

A causa di queste caratteristiche, Monero è diventata la criptovaluta preferita dai criminali, poiché permette loro di conseguire una maggiore libertà da alcuni degli strumenti di monitoraggio che invece offre la blockchain di Bitcoin e di molte delle criptovalute principali.

“Sulla blockchain di Bitcoin puoi vedere quale indirizzo del portafoglio ha movimentato una somma, quanti Bitcoin sono stati trasferiti, da dove è arrivato e dove sta andando”, ha spiegato Fred Thiel, ex presidente di Ultimaco. Che ha pure collaborato per colossi come Microsoft e Google.

“Con Monero, [la Blockchain] offusca l’indirizzo del portafoglio, l’ammontare delle transazioni, quale contropartita era, che è praticamente proprio ciò che i malintenzionati vogliono” ha concluso Fred Thiel.

In realtà, non è facile vietare tout court Monero, i criminali informatici potrebbero facilmente migrare altrove per svolgere le loro transazioni. Magari all’estero, dove non sono soggetti al tipo di controlli che i regolatori americani potrebbero mettere in atto. Un po’ quanto fanno i cinesi, a Hong Kong o proprio nella succitata Mongolia.

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