Cosa sono le criptovalute? Come funzionano le criptovalute? Come guadagnare con le criptovalute? Quali sono le criptovalute più importanti? Come conservare le criptovalute? In quest’articolo ci occuperemo di fornirvi tutte le risposte a queste domande che sempre più persone si pongono e non solo i trader esperti.

Del resto, la popolarità delle criptovalute è esplosa grazie alle performance che Bitcoin, la prima criptovaluta come oggi le conosciamo nata nel 2009, ha fatto registrare. Con una cavalcata costante del proprio prezzo che è arrivata a superare i 68.000 dollari a ad Ottobre 2021 per poi iniziare a scendere fino a dimezzare di prezzo. E anche oltre.

Nel 2024 il prezzo ha raggiunto il suo massimo storico di 72.000$ circa, spinto anche dall’approvazione degli ETF Spot nel mercato USA. Grazie a questi strumenti è possibile investire su Bitcoin oggi con strumenti regolamentati e scambiarli sulle Borse tradizionali.

Bitcoin è invece nato con lo scopo di creare un sistema monetario che sia parallelo a quello tradizionale. Ossia decentralizzato e criptato, dove sono gli utenti dai propri terminali a deciderne emissione e controllo, mentre le transazioni avvengono in maniera crittografata. Quindi mascherando l’identità delle due parti e l’importo. In questo modo si tagliano fuori poteri centrali come governi e banche.

Ma la vera rivoluzione di Bitcoin è il sistema su cui poggia: la Blockchain. Infatti, alcune criptovalute hanno implementato la Blockchain creando innovazioni molto interessanti. Si pensi ad Ethereum, che consente la creazione di smart contracts, contratti digitali applicabili ad ogni settore commerciale.

Ma utile anche per altri scopi come ad esempio i sistemi elettorali. O si pensi a Ripple, criptovaluta che ha creato un sistema grazie al quale è possibile inviare e ricevere denaro tra due valute molto diverse. Senza dover passare per il Dollaro come avviene nei sistemi bancari tradizionali. In questo modo, non occorrerà sottostare alle oscillazioni del Dollaro e peraltro le commissioni sono basse. Infatti già una ventina di banche, tra le quali alcune di importanza internazionale, hanno adottato Ripple.

Bitcoin ha dato il via a tutta una serie di criptovalute, ad oggi migliaia. Sebbene solo una dozzina o poco più, poggino su progetti seri e siano una buona possibilità di investimento. Alcune criptovalute tra queste, peraltro, come Litecoin o Bitcoin Cash, sono Fork nati dal Bitcoin stesso.

Il Fork si consuma quando una parte del team di sviluppatori di una criptovaluta decide di uscire dal progetto poiché in rotta con la maggioranza. Occorre poi distinguere dal Fork l’Hard Fork, quando la nuova criptovaluta ha un sistema autonomo e del tutto indipendente dalla criptovaluta d’origine.

Fatta questa sintetica premessa, torniamo alle domande dell’incipit. Partendo proprio da cosa sono le criptovalute e come funzionano.

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Criptovalute cosa sono

Cosa sono le criptovalute? Le criptovalute sono un bene di tipo digitale che viene utilizzato come modalità di scambio attraverso la crittografia per rendere sicure le transazioni e controllare la creazione di nuova valuta.

Di qui il suffisso “cripto” dinanzi a valute. Pertanto, si può dire che le criptovalute siano un mezzo di scambio simile alle classiche monete FIAT (Euro, USD, Yen, Rublo) ma ideate con lo scopo di scambiare informazioni digitali attraverso un processo che è stato reso possibile da alcuni principi della crittografia.

A sua volta, lo scopo della crittografia è quello di proteggere le transazioni e controllare la creazione di nuove monete. Le criptovalute quindi garantiscono una certa privacy tra le parti di una transazione.

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Criptovalute come funzionano

Come funzionano le criptovalute? Abbiamo prima accennato alla loro natura decentralizzata. A differenza della modalità classica di fare banca, in maniera completamente “centralizzata”, le criptovalute non prevedono una autorità centrale che controlli la moneta (il loro conio ed emissione); come ad esempio la Banca centrale europea o la Federal reserve americana.

La creazione di criptovalute avviene tramite l’operatività degli utenti e solitamente per ogni criptovaluta è stabilito un tetto massimo di token (monete digitali) che saranno emesse. Ad esempio, nel caso di Bitcoin il tetto massimo è di 21 milioni di unità. Alcune criptovalute hanno già messo in circolo tutti i loro token previsti, altri lo fanno gradualmente.

Ogni criptovaluta funziona in modo peculiare, sebbene la maggior parte di esse sono derivate da uno dei due protocolli: Proof-of-work oppure proof-of-quota.

Tutte funzionano grazie ad una comunità di “miners” (letteralmente traducibile in minatori) che fanno parte della rete di persone che hanno adibito i loro computer o macchine ASIC a partecipare alla validazione ed elaborazione delle migliaia di transazioni al secondo. Nel caso di Bitcoin, però, i blocchi sono più lenti e viene richiesto il pagamento di una commissione.

Come vedremo, però, il mining di criptovalute non è una operazione semplice. Dato che prevede dispositivi informatici ben attrezzati ed un alto consumo di corrente elettrica. Di fatto, nel caso di Bitcoin, sono nati dei mining pool.

Vale a dire, monopoli di mining, per opera di società che si sono trasferite nei Paesi dove la corrente elettrica costa meno (est Europa o Asia). Nel caso di Bitcoin, più ci si avvicinerà alla fatidica cifra dei 21 milioni, più sarà complicato minarli.

Buona parte delle criptovalute utilizza comunque lo schema proof-of-work per la salvaguardia alla contraffazione digitale. Esse utilizzano tecnologie di tipo peer-to-peer (p2p) su reti i cui nodi sono computer di utenti disseminati in tutto il globo.

Su questi computer vengono eseguiti appositi programmi che svolgono funzioni di portamonete. Queste proprietà uniche nel loro genere, non possono essere esplicate dai sistemi di pagamento tradizionale.

Ad oggi si contano oltre 30 diverse specifiche e protocolli per lo più simili o derivate dal Bitcoin. Alcuni stati, tra cui il Giappone, hanno riconosciuto al Bitcoin corso legale, e dunque in questi stati può essere usato legalmente al posto della valuta locale. Rispetto a quanto avviene con le valute ordinarie gestite dagli istituti finanziari o tenute come contante, le criptomonete sono meno suscettibili a confische da parte delle forze dell’ordine.

Nei rari casi in cui ciò è avvenuto, comunque, sono state smascherate operazioni illecite come il finanziamento ad organizzazioni terroristiche, compravendita di armi o riciclaggio di denaro sporco.

Sebbene la privacy sia garantita da tutte le criptovalute, essa può cambiare di livello. Ci sono infatti criptovalute che garantiscono quella totale, come Monero, Dash o Zcash. Non a caso già bollate di fomentare attività illegali e rese fuori legge da Cina e Russia nell’ottobre 2017.

Blockchain cos’è e come funziona

Ma come anticipato, la vera rivoluzione di Bitcoin e delle criptovalute venute dopo, è il sistema Blockchain. Comprendendo il funzionamento della Blockchain si può anche comprendere quello delle criptovalute. La blockchain (traducibile in catena di blocchi) è una lista in continua crescita di record, chiamati blocks, che sono collegati tra loro e resi sicuri mediante l’uso della crittografia. Ogni blocco della catena contiene un puntatore hash come collegamento al blocco precedente, un timestamp e i dati della transazione.

Blockchain è dunque un registro di tipo aperto e distribuito che può registrare le transazioni tra due parti in modo efficiente, verificabile e permanente. Sfrutta una rete di tipo peer-to-peer che si collega ad un protocollo per la convalida dei nuovi blocks.

Una volta che vengono registrati, i dati in un blocco non possono essere retroattivamente alterati senza che vengano modificati tutti i blocchi successivi ad esso. Per fare ciò, si necessita del consenso della maggioranza della rete.

Il primo blockchain è stato ideato da Satoshi Nakamoto e pubblicato nel 2008. Uno pseudonimo dietro cui si nasconde il suo autore e quello di Bitcoin. Ancora oggi, l’identità di Satoshi Nakamoto non è conosciuta, sebbene siano state avanzate una miriade di possibilità.

C’è però anche chi ipotizza che Nakamoto celi un team di persone, data la complessità di questa tecnologia che difficilmente può essere ideata da una sola testa. Per quanto geniale. Fu implementato lnel 2009 come componente fondamentale della valuta – bitcoin – dove viene applicato come un vero e proprio libro contabile per tutte le transazioni.

Grazie al blockchain, bitcoin è diventato di fatto la prima valuta digitale che risolve il problema della doppia spesa senza l’utilizzo di un server centrale o di un’autorità.

Occorre comunque ricordare che i primi esperimenti di Blockchain risalgono a ben prima. Correva l’anno 1991 quando Stuart Haber e W.Scott Stornetta pubblicavano un primo modello. L’anno seguente, Bayer, Haber e Stornetta incorporarono i Merkle tree al blockchain come miglioramento dell’efficienza per poter raccogliere più documenti in un unico blocco.

Diciamo che però da allora non si sono registrati altri passi in avanti. Almeno fino al 2008 appunto. Mentre per gli anni postumi il lancio del Blockchain, nel 2014 la dimensione del blockchain di bitcoin era di circa 20 gigabyte. Mentre tre anni dopo sono arrivati alla dimensione di 144,74 gigabyte.

Nel 2014 si iniziò ad usare il termine “Blockchain 2.0” per riferirsi alla nuova versione distribuita di blockchain. In cosa cambiava? Consentiva lo scambio di valute senza l’intermediazione di organizzazioni che muovono i soldi. Lo scopo è quello di consentire a quanti sono esclusi dall’attuale monetizzazione di poter entrare in possesso di un deposito monetario affidabile e sicuro con la possibilità di proteggere la privacy e monetizzare le proprie informazioni.

Quindi, tradotto in soldoni, avrebbe lo scopo di combattere e risolvere le disuguaglianze sociali ancora persistenti sulla Terra. E che la globalizzazione ha finito per accentuare, anziché ridurre. Come professavano i suoi fautori. Quindi si vorrebbe realizzare una sorta di marxismo digitale, con una redistribuzione delle ricchezze più equa.

Tra i metodi di sicurezza del blockchain abbiamo anche la crittografia a chiave pubblica. Quest’ultima è un indirizzo su blockchain ed i token di valore inviati nella rete vengono registrati come appartenenti a questo indirizzo. La chiave privata, invece, è come una password che consente all’utente che la possiede di accedere alle proprie risorse digitali o di interagire con le varie funzionalità di blockchain.

Ogni nodo o miner nel sistema decentralizzato ha una copia del blockchain, difatti, la data quality è mantenuta grazie ad una massiva replicazione del database. Non esiste nessuna copia ufficiale centralizzata e nessun utente è più credibile di altri, tutti sono allo stesso livello di credenziali. I nodi miners (ovvero gli utenti), dopo aver verificato l’intero blockchain, validano le nuove transazioni, le aggiungono al blocco che stanno costruendo e, una volta completato il blocco, lo trasmettono agli altri nodi della rete.

Mining di criptovalute cos’è

Cos’è il mining di criptovalute? Un nodo, dopo aver verificato l’intero blockchain, raccoglie/colleziona le nuove transazioni generate ancora non validate e indica/suggerisce alla rete quale dovrebbe essere il nuovo blocco.

I computer usano la funzione crittografica di hash per stimare l’output fino a che non risulta inferiore al valore di target (valore dato dal campo ‘bits’ nell’header del blocco). Il primo nodo che risolve il blocco, lo trasmette nella rete dove viene accettato come blocco successivo nella catena.

Sia X la funzione di hash fissata della rete e si consideri x come le transazioni pendenti e n rappresenta il valore di nonce. L’hash di output inizierà con degli zero e dovrà essere inferiore al valore di target, il problema ora è determinare il valore del nonce per far si che questo avvenga. Il numero degli zeri all’inizio dell’output sta ad indicare la difficoltà per risolvere il blocco.

La difficoltà è dovuta al fatto che la funzione crittografica di hash genera numeri randomici, difatti, la variazione anche di un solo bit nell’input della funzione porta ad un output completamente differente rispetto a quello calcolato senza la variazione. E ciò ne rende impossibile la predizione.

Una volta risolto il blocco, il suo hash, come un’impronta digitale, lo rappresenta in maniera univoca ed è utilizzato pure come riferimento al blocco precedente. Successivamente alla risoluzione del blocco, la rete automaticamente aggiusta il valore di target.

Tutto il processo di validazione dei blocchi è appunto chiamato Mining. E coloro preposti a questo processo sono detti miners. Proprio minatori, come quelli che un tempo, armati di piccone e di casco con un faretto sulla fronte, lavoravano nelle miniere per ore e ore. Diversi nodi possono anche validare più blocchi contemporaneamente, portando così ad una biforcazione della catena.

Così facendo, i Miners lavorano al fine di validare i blocchi su entrambe le biforcazione della catena. Tuttavia non appena in una delle due viene validato ed aggiunto un nuovo blocco, tutti i miners che lavoravano sull’altra si spostano su quella a cui è stato aggiunto un blocco nuovo. Trasformando così il blocco abbandonato in una blocco orfano. Ciò succede in quanto lo scopo del minatore digitale è proprio quello di lavorare per estendere la catena in lunghezza.

Criptovalute più importanti

Quali sono le criptovalute più importanti? Detto di cosa sono e come funzionano le criptovalute, vediamo quali sono le principali.

Bitcoin

Inevitabile non partire dalla prima criptovaluta: Bitcoin. Di Bitcoin abbiamo già detto tanto fino ad ora, dato che incarna le caratteristiche fin’ora enunciate delle monete digitali. Un po’ più difficile dire chi si nasconda dietro il suo fondatore Satoshi Nakamoto. Tanti, troppi, sono stati i nomi avanzati in questi anni.

Specie tra il 2012 e il 2014, poi l’attenzione verso di lui è andata scemando. Ecco una breve carrellata:

  • Michael Clear, laureato in crittografia al Trinity College;
  • Vili Lehdonvirta, ex sviluppatore di giochi finlandese (ma anche sociologo ed economista);
  • Neal King, Vladimir Oksman e Charles Bry;
  • Martii Malmi, uno sviluppatore finlandese, poiché egli si è occupato di Bitcoin sin dagli inizi realizzando peraltro anche l’interfaccia utente del sistema;
  • Jed McCaleb, un americano che ama la cultura giapponese al punto da risiedervi, ma soprattutto fautore dell’Exchange MtGox poi fallito dopo un pesante attacco Hacker;
  • Donal O’Mahony e Michael Peirce, poiché redassero un elaborato sui pagamenti digitali nelle piattaforme e-commerce.
  • Shinichi Mochizuki, matematico giapponese;
  • Dustin D. Trammell, un ricercatore di sicurezza che lavora in Texas;
  • Ross William Ulbricht;
  • Nick Szabo, ancor prima della nascita di Bitcoin appassionato di criptovalute decentralizzate, arrivando anche a pubblicare un articolo su “bit gold”.

Il Newsweek si è spinto anche oltre, asserendo in un articolo del 2014 che Satoshi Nakamoto non sia uno pseudonimo, ma proprio il suo vero nome. Si tratterebbe di un uomo di 64 anni, di origini per metà americane e metà giapponesi.

È una persona che ha come hobby quello di collezionare modellini di treni e una carriera avvolta nella segretezza, avendo svolto lavori per le grandi società e l’esercito americano.

Ma il fatto che Satoshi Nakamoto sia uno pseudonimo, lo dimostrerebbe anche la traduzione del nome stesso nella lingua nipponica: “satoshi” significa “un pensiero chiaro, veloce e saggio”. “Naka” potrebbe significare “medium”, “dentro” o “relazione”. “Moto”, invece, sta per “origine” o “fondamento”. Pertanto, il suo nome potrebbe significare “L’origine di un pensiero saggio” o qualcosa di simile. Del resto, Bitcoin lo è stato, eccome.

Tornando alla natura di Bitcoin, se è nato come moneta digitale per effettuare pagamenti non usando più le valute tradizionali, oggi questa criptomoneta ha assunto più il carattere di asset su cui investire.

Non a caso, già diverse piattaforme di pagamento virtuale hanno deciso di dismettere il suo utilizzo. Ultimo caso quello di Stripe, piattaforma che vanta tra i suoi clienti catene di negozi come Target, servizi privati di trasporto come Lyft, aziende di consegna prodotti a domicilio quali Deliveroo, e ha stretto accordi con Twitter e Facebook. Un’azienda molto popolare in America e dalle discrete prospettive di crescita. In realtà, dal 2014 Stripe aveva introdotto a possibilità di accettare transazioni in bitcoin.

In questi giorni però ha pubblicato un post sul proprio sito ufficiale in cui annuncia di rinunciare alla criptovaluta e il motivo. In pratica, la società per le transazioni online ritiene che ormai Bitcoin nell’ultimo anno o due, abbia raggiunto più il connotato di asset su cui fare trading, perdendo la sua natura di mezzo di scambio.

Operare col Bitcoin, scrive Stripe sulla sua pagina ufficiale, è diventato molto costoso dato che le commissioni sono cresciute moltissimo. Inoltre, sottolinea come i tempi di conferma delle transazioni siano aumentati significativamente.

Ma Stripe non è stato l’unico caso. Nel dicembre 2017 Steam, piattaforma di videogame online, ha rinunciato a bitcoin come mezzo di pagamento a causa della sua volatilità e delle commissioni alte; praticamente aumentate di dieci volte, essendo passate da 0,20 a 20 dollari rispetto agli inizi. Ad inizio gennaio 2018 anche il colosso Microsoft aveva sospeso i pagamenti in bitcoin per l’acquisto di giochi e app online sempre in ragione della volatilità della moneta. Tuttavia, dopo qualche giorno, ha comunicato di accettare di nuovo la valuta digitale, che aveva adottato nel 2014. Ma è un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Sempre ad inizio 2018, la North American Bitcoin Conference a Miami ha comunicato, negli ultimi giorni di vendita dei biglietti, di chiudere i pagamenti in bitcoin a causa delle difficoltà burocratiche nella gestione dei pagamenti.

Perchè Bitcoin è diventato un asset così importante? In quanto, come accennato in precedenza, ha raggiunto quote elevatissime nel corso del 2017. Culminate sui quasi 20mila dollari a metà dicembre 2017. Nel 2021 ha raggiunto il suo All time high fino alla quota di 68.000 dollari.

Per poi registrare una lenta caduta. Come ritiene il Guru del trading, Warren Buffet, che di fatti dice di tenersene lontano, il valore di Bitcoin è dato dalla speculazione dei trader e non è intrinseco. Come accade per l’oro, altro asset da cui si tiene lontano. Quindi, detta in parole povere, è pura fuffa che presto si sfiaterà.

Non la pensano così altri colossi come Microstrategy o Tesla (guidata dall’eclettico Elon Musk) che ha investito pesantemente in Bitcoin.

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Ethereum

Tra le criptovalute principali occorre citare obbligatoriamente come seconda Ethereum, giacché lo è ormai saldamente da tempo anche nella classifica per volume di capitalizzazione delle criptovalute. Ethereum è una piattaforma del web 3.0, per la pubblicazione di contratti intelligenti (i succitati smart contract), creati attraverso un linguaggio di programmazione.

E’ di tipo decentralizzato, gestisce i contratti in maniera intelligente: le applicazioni vengono infatti eseguite esattamente come programmato, senza alcuna possibilità di inattività, censura, frode o interferenze di terzi. Tali applicazioni vengono eseguite su un blockchain su misura.

Ethereum è nata da una ICO (acronimo di Initial coin offering; una raccolta fondi per lanciare progetti, quella che in genere viene chiamata “crowdfunded”, sebbene rispetto ad essa non sia regolamentata, quindi si rischia di più) nel mese di agosto 2014 da parte della Fondazione Ethereum. Un’organizzazione no-profit svizzera lanciata dal giovane russo Vitalik Buterin e altri appassionati di criptovalute. Successivamente, per autofinanziare il progetto, è stata ideata Ether, la moneta digitale dell’ecosistema Ethereum.

La prima versione sul web è approdata il 30 Luglio 2015. Offre grandi potenzialità di utilizzo e la possibilità a chiunque di farci ciò che ha sempre sognato. Ethereum viene sostenuta da migliaia di computer sparsi per il mondo. Nessun utente ha il potere o la possibilità di modificar o di fermare un processo o un programma avviato sulla piattaforma. Il sistema si regola da solo, senza interventi esterni.

Ad ideare Ethereum è stato Vitalik Buterin, giovane russo trasferitosi però in Canada quando aveva quasi 6 anni insieme alla famiglia. Buterin a soli 17 anni aveva fondato un Magazine che trattava di criptovalute insieme ad un amico, mentre a 19, comunica ai genitori la volontà di lasciare l’Università e di approfondire il discorso sul Bitcoin.

Correva l’anno 2013 quando la criptovaluta era roba solo per Nerd e lontana dalla popolarità di oggi. Buterin partecipò così a varie riunioni e seminari, conoscendo anche l’imprenditore Anthony Di Iorio. Egli però aveva fin da subito pensato alla sua criptovaluta in modo No-profit, sullo stile di Mozilla. Creò così una Fondazione, Fondazione Ethereum, in Svizzera nel 2014, allo scopo di lanciare una Ico. Un sistema utilizzato per raccogliere fondi per finanziare un progetto, definito “white paper” (quella che in Italia chiamiamo “cambiale in bianco”) per il fatto che indichi solo uno scopo e delle volontà, ma non dia garanzie sulla sua realizzazione.

Ethereum diventa quindi realtà anche grazie al fatto che Buterin ottenne una borsa di studio del valore di 100mila dollari per il suo lavoro. Mentre la criptovaluta è stata lanciata a metà 2015 sotto forma di versione beta. Nel giro di tre anni, Ethereum ha raggiunto un valore di 7 miliardi di dollari. Diventando seconda solo al Bitcoin, ma mai incalzata dalle altre.

Molto importante per la sopravvivenza del sogno Ethereum, dato che Buterin si ritrovò con molti debiti e diversi che avevano abbandonato il progetto, fu la creazione di Ether.

Quest’ultimo è il sistema di pagamento interno alla piattaforma, al fine di utilizzarla. Ether diventa di fatto un incentivo agli sviluppatori affinché realizzino applicazioni di qualità (del resto il codice fatto male costa di più), mantenendo quindi la rete funzionante nel migliore dei modi.

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Ripple

Giusto chiudere il podio con Ripple, criptovaluta che per qualche settimana ad inizio 2018, è stata predetta come la vera protagonista dell’anno. Calcando quanto fatto dal Bitcoin l’anno precedente. Pur essendo anch’essa una moneta digitale decentralizzata (XRP), come Ethereum il suo nome cela qualcosa di più: ovvero è una rete molto utile per trasferire denaro in valute diverse senza passare necessariamente per il Dollaro come avviene con i sistemi bancari tradizionali.

Anche Ripple funziona con il sistema monetario P2P, vale a dire basata sulla tecnologia peer to peer. Che consente la crittografia delle transazioni. Ripple opera su una piattaforma decentralizzata e su una rete open source. Per il suo sviluppo viene utilizzato l’algoritmo Ripple Consensus per stabilire e registrare le transazioni su un database distribuito sicuro: il Ripple Consensus Ledger (RCL). A causa della sua natura distribuita, l’RCL offre l’immutabilità delle transazioni senza la necessità di un operatore centrale.

Rispetto al Bitcoin, Ripple prevede registri di transazioni chiamati Ledger, che consentono di monitorare gli scambi e completarli nel giro di pochi secondi. Ripple consente pure di scambiare e trasferire denaro tra valute nettamente diverse come detto senza passare per il Dollaro come accadrebbe utilizzando un sistema bancario tradizionale.

Inoltre, rispetto a quest’ultimo, non sono previste commissioni alte. Non a caso, sono già diverse le banche che hanno abbracciato questo sistema. Che le rende altamente concorrenziali.

Per queste caratteristiche – centralità della sua gestione nei Laboratori di San Francisco e utilizzo da parte di Banche – Ripple viene ritenuta una criptovaluta anomala. Altra particolarità di Ripple è che il suo funzionamento è basato sulla fiducia rappresentata dai crediti IOU (I Owe You) che rappresentano le valute reali.

Ciò che si invia e riceve sono proprio questi crediti che vengono convertiti in denaro “reale” nei cosiddetti gateway Ripple. Tutti i debiti, vale a dire le transazioni, avvengono solo tra soggetti che hanno instaurato un legame di fiducia. XRP è l’unica valuta che circola nella rete Ripple ed è l’unità di misura per lo scambio dei crediti IOU. Quindi, se vogliamo inviare Yen ma abbiamo solo Euro, il destinatario della transazione comprerà i miei IOU in Euro per un tot di Ripple, e venderà IOU in Yen per altri tot Ripple.

Ultima cosa da dire, i Ripple sono stati già creati fino al numero massimo di 100 miliardi e distribuiti solo da OneCoin. Pertanto, questa criptovaluta non prevede la pratica del mining.

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Come fare trading criptovalute

Per fare trading di criptovalute occorre affidarsi piattaforme per il trading online che siano regolamentate. Ciò vi metterà a riparo da truffe che sono all’ordine del giorno. Diffidate da quelle piattaforme che vi promettono facili guadagni basati su fantomatici software di trading automatico.

Oltre a mettersi in queste buone mani, consigliamo di utilizzare i CFD per fare trading di criptovalute. Acronimo di Contract for Difference, in italiano Contratti per differenza, rispecchiano in maniera fedele il valore di un asset, senza obbligare il trader ad acquistarlo direttamente.

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Dato che nessun investimento è a rischio zero e che le criptovalute sono un asset altamente volatile, il consiglio è di formarvi ed informarvi per bene prima di fare trading con le criptovalute.

Utilizzo di Exchange

Gli exchange di criptovalute sono un sistema virtuale e digitale di cambio valute e funziona proprio come quello tradizionale. Con l’unica differenza che tratta anche le monete digitali oltre alle valute tradizionali ed è completamente digitale.

Prevede anche un wallet al suo interno, sebbene sconsigliamo di conservare le criptovalute sui wallet degli Exchange in quanto essendo essi gestiti da società private, rischiano di fallire e ciò è pericoloso. Inoltre, come vedremo, gli Exchange sono esposti a rischio costante di attacchi Hacker. Meglio dunque utilizzare wallet esterni. Poi vedremo quali.

Come funzionano gli Exchange di criptovalute? Essi applicanodelle commissioni di transazione che possono essere diverse a seconda del sito scelto. Gli exchange di criptovalute prevedono anche importanti misure di sicurezza conto gli attacchi Hacker. Sebbene, dato che questi ultimi si aggiornano continuamente, spesso finiscono per essere inutili. Le misure di sicurezza adottate solitamente dagli Exchange di criptovalute sono:

  • login con doppio fattore (inviando documenti d’identità)
  • alert via sms
  • e-mail criptate e protette

In questi anni, sono diversi i furti di criptovalute subiti dagli Exchange. Abbiamo parlato del più pesante della storia: quello subito da Coincheck di criptovalute XEM. Prima di questo furto, il record spettava all’exchange cinese Mt Gox, nel 2014 il maggior exchange di criptovalute, che dichiarò bancarotta portando sul conto 850.000 bitcoin. Per un valore allora pari a 450 milioni di dollari. Che oggi sarebbero oltre nove miliardi di dollari.

MT GOX è un Exchange nato nel 2010 e nel marzo 2011 è stato venduto a Mark Karpeles, ad oggi principale indiziato per la scomparsa dei bitcoin, anche se ancora nessuna prova a suo carico è stata trovata. In realtà, l’Exchange ha sempre patito dei problemi di sicurezza: di fatto, il furto di Bitcoin è avvenuto un po’ alla volta. Inoltre, si tratterebbe del secondo attacco subito da Mt.Gox, dopo quello del giugno 2011 con un furto di $ 8,75 milioni.

Tornando ai giorni nostri, nel luglio 2017 è toccato ad una criptovaluta ancora in fase di ICO: Coindash. Gli hackers hanno hackerato il sito web dove Coindash raccoglieva i fondi, creandone uno uguale all’originale. E portandosi così via 7 milioni di Dollari (43mila Ether). Nel 2016 qualcosa di simile è toccata a DAO, anch’essa basata su Ethereum, alla quale sono stati cyberubati circa 50 milioni di Dollari. Il furto ha comportato non solo il fallimento del progetto, ma ha avuto pure conseguenze devastanti per Ethereum, che è stato costretto a fare un hard fork.

Bitfinex ha invece subito nel 2014 il furto di 120mila bitcoin, che allepoca corrisposero ad un danno pari a 72 milioni di dollari. Bitfinex ha ammesso la violazione solo 2 anni dopo: il 2 agosto 2016. Bitfinex ha distribuito token BFX ai clienti per ricambiarli della loro perdita. Inoltre, il 2 agosto 2016 Bitfinex ha offerto una ricompensa del 5% di recupero e per le informazioni che hanno portato al recupero dei Bitcoin rubati dagli hacker. Il mese seguente la società ha poi annunciato di aver riacquistato oltre l’1% dei token BFX per rimborsare i clienti per le perdite.

Sempre quell’anno è toccato alla banca canadese Flexcoin, il cui danno subito ammonta a 896 bitcoin, circa 600 mila dollari con la valutazione dell’epoca. Il danno è stato fortunatamente limitato grazie al fatto che Flexcoin detenesse le criptovalute in uno storage a parte, dietro pagamento del 5% di tassa.

Quali sono dunque i migliori Exchange di criptovalute? A nostro avviso i seguenti:

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CFDs sono strumenti finanziari complessi e comportano un alto rischio di perdita di denaro rapidamente a causa della leva. Tra il 67-89% dei trader retail perdono soldi facendo trading CFD. Prima di fare trading cerca di capire come funzionano i CFD ed i rischi che comportano.

Come conservare criptovalute

Come conservare le criptovalute? Dove conservare le criptovalute? Dopo aver acquistato le nostre belle criptovalute, dobbiamo conservarle in un portafoglio digitale. Chiamato appunto in gergo Wallet. Di seguito vi indichiamo i migliori per genere, dato che esistono quelli online, offline, per dispositivi mobili o Pc:

Migliori wallet per smartphone Android

  • Coinbase
  • Bitcoin Wallet
  • Blockchain
  • Metmaskk
  • Airbitz

Migliori wallet per iPhone

  • Binance
  • Coinbase

Migliori Wallet per Pc

  • Bitcoin Core
  • Armory
  • Electrum
  • Exodus

Migliori Wallet online

  • Coinbase
  • Binance
  • Blockchain
  • Xapo

Migliori Wallet fisici (pennette)

  • Trezor
  • Ledger Nano S.

Wallet di carta

Una volta generato e stampato il portafoglio di carta, avremo il nostro indirizzo Bitcoin e la chiave privata associata su un foglio, espressa su due codici QR.

Per investire in criptovalute potete inoltre ricorrere alle piattaforme regolamentate.

Se vi interessa investire sulle principali criptovalute potete cominciada un conto demo. Vi lasciamo con i link che sono mediati dal server sicuro di CriptovaluteQuotazione in modo da garantire l’accesso senza problemi:

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