C’è qualcosa di elettrico nell’aria nei mercati crypto oggi. Bitcoin è tornato a ruggire con un balzo intraday di quasi il 9%, arrivando quasi a toccare la soglia pesicologica dei 70.000 dollari dopo una settimana difficile in cui il prezzo aveva ceduto fino ai 62.900 dollari.
Oggi le quotazioni attestano intorno a 68.000 dollari circa, con un guadagno del 5,48% nelle ultime ventiquattr’ore.
L’intera capitalizzazione crypto ha ripreso colore: siamo a 2,35 trilioni di dollari, con un volume giornaliero che sfiora i 372 miliardi. Ma dietro a questi numeri c’è una storia più interessante da raccontare, una storia che riguarda chi davvero muove il mercato e cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane.
I grandi operatori istituzionali del CME hanno cominciato a coprire le loro posizioni short, e quando succede una cosa del genere vale la pena drizzare le antenne.

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Indice
Quando i grandi trader cambiano idea: la svolta al CME
Il CFTC, l’ente americano che supervisiona i mercati dei futures, pubblica ogni settimana il Commitment of Traders (COT), una sorta di “radiografia” delle posizioni dei grandi operatori.
L’ultimo rapporto racconta una storia chiara: i trader non commerciali sui Bitcoin futures del CME, quelli che includono hedge fund, desk istituzionali e arbitraggisti degli ETF, hanno ridotto le scommesse al ribasso in modo deciso.
Le posizioni nette sono passate da circa +1.000 contratti (ribassisti) a -1.600 contratti, un’inversione che in gergo si chiama short covering. Non è la prima volta che succede qualcosa del genere.

Ad aprile 2025 un movimento analogo aveva preceduto un rally del 70%. Nel 2023, una configurazione simile aveva anticipato un guadagno del 190%.
Bitcoin potrebbe perà ancora scendere prima di toccare un minimo solido. Ma il messaggio che arriva dai futures è comunque uno dei più confortanti visti negli ultimi mesi.
La 200-week EMA: per ora regge
C’è un livello tecnico che gli investitori di lungo corso tengono d’occhio con quasi religiosa attenzione: la media mobile esponenziale a 200 settimane.
A febbraio 2026 questo indicatore si trovava attorno a 68.350 dollari, e BTC ci ha rimbalzato sopra quasi al millimetro, toccando prima il minimo di 64.700 e poi risalendo deciso.
Vediamo a che punto siamo oggi:

Nella storia recente di Bitcoin, questa media è sempre stata un supporto importante nei mercati orso più profondi: chi l’ha rispettata in passato ha poi visto prezzi molto più alti.
L’indice Fear & Greed langue ancora a quota 11, zona di paura estrema, ma paradossalmente è proprio questa la fotografia che in passato ha coinciso con le migliori opportunità di ingresso per chi ha un orizzonte temporale lungo.
La resistenza da superare rimane la zona dei 70.000-71.500 dollari: una chiusura giornaliera sopra quel livello, accompagnata da volumi in crescita, darebbe un segnale tecnico molto più robusto.
Tassi, dazi e geopolitica
Sarebbe un errore ignorare il quadro macro. La Federal Reserve continua a mandare segnali da falco: meno tagli dei tassi, più tardi di quanto il mercato sperasse.
Sul fronte politico, le tensioni USA-Iran non si allentano, e l’incertezza sulle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump pesa sulla propensione al rischio. Non è un caso che il volume di scambio durante il rimbalzo di mercoledì fosse in calo: quando i prezzi salgono ma i volumi scendono, qualche dubbio sulla solidità del movimento è lecito avercelo.
Un rimbalzo in un mercato illiquido somiglia più a un gatto morto che rimbalza che non all’inizio di un vero bull run. Il test sarà quello di tenere i livelli conquistati nei prossimi giorni, possibilmente con un aumento dell’open interest e dei flussi sugli ETF Bitcoin spot.
Ecco intanto gli ultimi dati:

come vedete negli ultimi due giorni sono tornati gli afflussi netti.
Scenario peggiore: 40.000 dollari all’orizzonte?
Non tutti sono ottimisti. Kaiko e diversi analisti del ciclo quadriennale ricordano che se BTC dovesse rompere al ribasso la 200-week EMA, come accadde nel 2022, potremmo assistere a un drawdown fino al 40%, con prezzi verso 40.000-50.000 dollari, ovvero il 60-70% sotto i massimi storici di 126.270 dollari del 2025.
È lo scenario che nessuno vuole vedere, ma è quello che la storia di Bitcoin ha già mostrato una volta. La gestione del rischio, in questa fase, conta più dell’entusiasmo.
Target 85.000 dollari: a che condizioni?
Se invece il trend di copertura degli short al CME si trasformasse in acquisti aggressivi, la prima tappa indicata dagli analisti è quella degli 85.000 dollari.
È un target credibile, non per forza immediato. Chi ha comprato ai minimi tra 62.000 e 64.000 dollari ha già messo in tasca un guadagno significativo.
Il momento più delicato per chi è già dentro è quello della soglia psicologica dei 70.000, e un eventuale ritorno sotto 68.350 riaprirebbe scenari meno confortanti.
La regola d’oro, in questa fase, è dimensionare la posizione in funzione del proprio livello di tolleranza alla volatilità, un parametro che nel mondo crypto vale più che in qualsiasi altro mercato.
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