Febbraio 2026. Bitcoin è sotto pressione, e non di poco. Dopo aver toccato un massimo storico nell’ottobre scorso, la criptovaluta numero uno per capitalizzazione di mercato ha ceduto oltre il 50% del suo valore, avvicinandosi pericolosamente ai 65.000 dollari.
In questo scenario, qualcosa di interessante sta succedendo su Google: le ricerche americane per il termine “bitcoin zero” hanno raggiunto quota 100 sulla scala relativa di Google Trends, un record assoluto. Negli USA la ricerca corretta è “Bitcoin going to zero’”.
Lo notiamo subito sul grafico di Google Trends:

A prima vista potrebbe sembrare solo un termometro della paura. E in parte lo è. Ma chi conosce i mercati finanziari sa che certi indicatori di sentiment, nei momenti di massimo terrore collettivo, valgono oro.
Storicamente, picchi analoghi nelle ricerche Google si sono verificati vicino ai minimi locali del prezzo di Bitcoin, nel 2021 e nel 2022, anticipando poi rimbalzi significativi.
La domanda che si pone ogni investitore razionale in questo momento è semplice: stiamo assistendo a una capitolazione classica del mercato retail?
Oppure questa volta qualcosa è davvero diverso?
La risposta non è univoca. I dati globali raccontano una storia in parte contrastante: a livello mondiale, le ricerche per “bitcoin zero” avevano già raggiunto il picco massimo nell’agosto del 2025, per poi scendere gradualmente fino a 38 nel mese in corso.
La paura sembra dunque concentrata negli Stati Uniti, non distribuita in modo uniforme sul pianeta. Un dettaglio che cambia, e non di poco, la lettura del segnale.

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Indice
Perché gli americani hanno paura (più degli altri)
Il contesto macro statunitense delle ultime settimane è stato tutt’altro che tranquillo. L’escalation dei dazi commerciali, le tensioni con l’Iran e un generale clima di avversione al rischio sui mercati azionari hanno contribuito a creare un ambiente particolarmente ostile per gli asset speculativi, Bitcoin compreso.
Gli investitori retail americani, spesso meno diversificati geograficamente e più esposti al rumore del ciclo di notizie locale. hanno reagito con un’intensità che i colleghi europei o asiatici non sembrano condividere.
C’è poi un dato che aggrava ulteriormente la situazione: il costo medio di acquisto di Bitcoin tramite ETF negli USA si aggira oggi intorno agli 84.000 dollari.
Lo notiamo bene in questo grafico di Glassnode:

Tradotto in termini concreti, una quota rilevante di chi ha investito in questi strumenti si trova oggi in rosso di circa il 20%.
Non è una situazione facile, e quando i mercati continuano a scendere, la tentazione di vendere tutto e uscire, anche in perdita, può diventare irresistibile per molti.
E’ quello che vogliono le whales, mettere le mani su più bitcoin possibili sfruttando la paura
Il segnale contrarian: storia e limiti di un Framework
Vetle Lunde, analista di K33 Research, ha definito la fase attuale come un “bear market in stadio avanzato”, simile a quello che abbiamo vissuto nella seconda metà del 2022.

L’eccesso speculativo è stato assorbito, i derivati mostrano un posizionamento netto più pulito, e i principali indici di sentiment come il Crypto Fear & Greed Index sono in territorio di paura estrema. Per gli investitori a lungo termine, i livelli attuali potrebbero essere un’opportunità di ingresso, sa patto di avere la pazienza necessaria.
Chiariamo una cosa. Google Trends NON misura volumi assoluti. Il punteggio 100 indica semplicemente il momento di massimo interesse relativo per quel termine, all’interno di una finestra temporale.
Nel 2022, quando la stessa ricerca era esplosa, la base di utenti Bitcoin negli USA era decisamente più piccola di oggi.
Un picco relativo su una base più grande non è detto che equivalga, in termini assoluti, a più persone in preda al panico. Potrebbe esserci meno allarme reale di quanto il numero suggerirebbe.
Gli istituzionali restano dentro
Sul versante istituzionale, invece, la situazione è più calma di quanto ci si potrebbe aspettare.
Le posizioni Bitcoin detenute tramite ETF quotati negli USA sono ancora entro il 5% dai livelli massimi in termini di BTC.

Solo il 6% ha venduto. Gli investitori istituzionali stanno alleggerendo le posizioni, non uscendo in massa.
È una differenza sottile, ma sostanziale: significa che il denaro serio non ha ancora deciso di abbandonare la partita.
E questo, nel lungo periodo, conta.
Cosa fare adesso: razionalità prima di tutto
Se stai monitorando il mercato con un occhio alle opportunità, il momento attuale richiede freddezza.
I segnali di sentiment estremo, come il record nelle ricerche Google, vanno sempre letti in combinazione con altri indicatori: i flussi onchain, le liquidazioni nei mercati dei derivati, i dati macro globali.
Fidarsi di un solo indicatore, per quanto storicamente significativo, è un rischio.
Saylor per esempio sostiene che Bitcoin non andrà a zero ma ad un milione:

e proprio oggi Strategy annuncia di aver comprato altri 592 BTC. Pur affermando che siamo in un momento negativo per Bitcoin è convinto che è meno preoccupante del passato.
Il quadro attuale dice che c’è molta paura. Che gli istituzionali stanno riducendo, non fuggendo. Che il bear market potrebbe essere in una fase avanzata.
Ma non dice quando finirà. E questa incertezza, alla fine, è la natura stessa del mercato.
Il miglior strumento che hai è la tua capacità di restare razionale quando tutti intorno a te non lo sono.
Disclaimer: Prima di investire sulle criptovalute o qualunque altro strumento di investimento è bene essere informati e fare le proprie valutazioni.
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